Hai successo ma ti senti un bluff? I segnali nascosti della sindrome dell’impostore che stanno sabotando la carriera

Dietro carriere brillanti, curriculum impeccabili e traguardi che suscitano ammirazione, si nasconde spesso un pensiero silenzioso e destabilizzante: “Non sono davvero all’altezza”. La sindrome dell’impostore colpisce proprio chi, agli occhi degli altri, sembra avercela fatta. Un paradosso che riguarda soprattutto donne competenti e determinate, spesso inserite in contesti professionali competitivi dove la pressione a performare è costante.

Cos’è davvero la sindrome dell’impostore

Non è semplice insicurezza né mancanza di autostima occasionale. La sindrome dell’impostore è un meccanismo psicologico per cui si tende ad attribuire i propri successi alla fortuna, al caso o a fattori esterni, minimizzando capacità, studio e talento. Ogni risultato raggiunto viene ridimensionato, mentre ogni errore diventa la prova di una presunta inadeguatezza.

Il punto sorprendente? Colpisce soprattutto le persone altamente performanti. Manager, imprenditrici, professioniste affermate: più si sale, più la sensazione di non meritare quel posto può intensificarsi.

Perché proprio le persone di successo ne soffrono di più

Contrariamente a ciò che si pensa, non è il fallimento ad alimentare questa sindrome, ma il successo. Questo accade per diversi motivi:

  • Standard elevatissimi: chi ambisce all’eccellenza tende a fissare obiettivi sempre più alti, rendendo ogni traguardo solo una tappa “normale”.
  • Confronto costante: in ambienti competitivi, il paragone con colleghe altrettanto brillanti diventa inevitabile.
  • Pressione sociale: molte donne sentono di dover dimostrare costantemente il proprio valore, soprattutto in ruoli di leadership.
  • Paura di essere “smascherate”: il timore irrazionale che qualcuno scopra una presunta incompetenza inesistente.

Questo circolo vizioso porta a lavorare il doppio, prepararsi il triplo e, paradossalmente, a ottenere ancora più risultati. Ma senza mai sentirsi davvero soddisfatte.

Quando raggiungi un traguardo importante cosa pensi davvero?
Ho solo avuto fortuna
Potevo fare di meglio
Temo di essere scoperta
Me lo sono meritata

I segnali da non sottovalutare

Riconoscere la sindrome dell’impostore è il primo passo per ridimensionarla. Alcuni campanelli d’allarme sono sottili ma ricorrenti:

  • Difficoltà ad accettare complimenti o riconoscimenti.
  • Tendenza a giustificare ogni successo con “è stata solo fortuna”.
  • Ansia eccessiva prima di nuove responsabilità.
  • Bisogno costante di perfezionismo.

Spesso questi atteggiamenti vengono scambiati per semplice ambizione. In realtà, nascondono un dialogo interiore severo e poco indulgente.

Come trasformare il dubbio in consapevolezza

La chiave non è eliminare del tutto il dubbio, ma imparare a gestirlo. Alcune strategie concrete possono fare la differenza:

  • Tenere traccia dei risultati: annotare obiettivi raggiunti e competenze sviluppate aiuta a visualizzare i progressi reali.
  • Accettare l’imperfezione: nessuna carriera è lineare, e l’errore è parte del percorso.
  • Condividere le proprie paure: parlare con altre professioniste spesso rivela quanto il fenomeno sia diffuso.
  • Ridefinire il concetto di successo: non solo performance, ma crescita personale e benessere.

Sentirsi occasionalmente inadeguate non significa esserlo davvero. Anzi, spesso è il segnale di una mente esigente, abituata a mettersi in discussione. La differenza sta nel trasformare quella voce critica in uno strumento di evoluzione, non in un giudice implacabile.

Perché il vero successo non è l’assenza di dubbi, ma la capacità di avanzare nonostante essi.

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