Quel nipote che fino a ieri ti seguiva ovunque in cucina oggi sbuffa se gli chiedi di passarti il sale. Benvenuto nel mondo degli adolescenti, dove ogni richiesta di aiuto viene accolta come se gli stessi chiedendo di scalare l’Everest in ciabatte. I nonni si ritrovano spesso spiazzati davanti a questo cambiamento: dove è finito quel bambino entusiasta che voleva mescolare la pasta dei biscotti? Ora sembra incollato allo smartphone, sordo a qualsiasi invito a collaborare.
La verità è che dietro quell’apparente pigrizia si nasconde qualcosa di più complesso della semplice svogliatezza. Gli adolescenti stanno attraversando una trasformazione profonda, fisica e mentale. Il loro cervello si sta letteralmente ristrutturando, soprattutto nelle zone che controllano la pianificazione e gli impulsi. Quando ti rispondono “dopo” per la quinta volta, non stanno necessariamente prendendo in giro: faticano davvero a staccarsi da quello che stanno facendo in quel preciso momento. È come se il loro cervello avesse bisogno di tempi più lunghi per cambiare binario.
E poi c’è il discorso dello smartphone, che per noi può sembrare solo una scusa ma per loro è molto di più. Quel telefono rappresenta il loro spazio sociale principale, dove costruiscono amicizie e identità. Chiedergli di lasciarlo di colpo è come interrompere una conversazione importante. Per i nonni cresciuti in un’epoca dove si aiutava in casa senza discutere, tutto questo può sembrare assurdo. Ma capire cosa succede nella loro testa è il primo passo per trovare un modo di coinvolgerli senza trasformare ogni momento insieme in una battaglia.
Come trasformare il rifiuto in collaborazione
Il segreto non sta nell’imporre regole ferree o nel confiscare tecnologia. Funziona meglio rendere la collaborazione attraente invece che obbligatoria. Pensa a preparare insieme quella ricetta complicata che poi lui potrà fotografare e mostrare agli amici. Gli adolescenti di oggi sono molto attenti all’aspetto visivo delle cose: un piatto “instagrammabile” può diventare un ottimo motivo per mettersi ai fornelli. Alcuni nonni hanno scoperto che proporre cucine etniche particolari o dessert scenografici aumenta l’interesse molto più della classica pasta al pomodoro.
Un altro trucco che funziona è stabilire orari precisi e concordati. Invece di chiedere continuamente “mi aiuti?”, prova con “tra venti minuti prepariamo insieme la cena”. Questo tempo di preavviso permette all’adolescente di chiudere mentalmente quello che sta facendo e prepararsi al cambiamento. Gli studi sul cervello giovanile confermano che hanno bisogno di transizioni più lunghe rispetto a noi adulti.
E poi c’è il discorso delle competenze personali. Ogni ragazzo ha qualcosa in cui è bravo o che lo appassiona. Se ama la musica, può creare la playlist perfetta per cucinare insieme. Se gli piace la fotografia, può documentare le tue ricette storiche. Chi è tecnologico può aiutarti a organizzare digitalmente tutti i piatti di famiglia. In questo modo non è più un compito imposto ma un contributo personale che viene riconosciuto e valorizzato.

I rituali funzionano meglio degli ordini
C’è una bella differenza tra dire “apparecchia la tavola” e creare il rituale del venerdì pizza fatto in casa insieme. Nel primo caso è un dovere noioso, nel secondo diventa un appuntamento atteso. Alcuni nonni hanno risolto completamente il problema della resistenza trasformando le attività pratiche in tradizioni: la domenica del dolce speciale, il sabato del pranzo elaborato, il mercoledì della cena etnica. Quando diventa una consuetudine, l’adolescente sa già cosa aspettarsi e spesso si prepara mentalmente in anticipo.
I rituali familiari offrono anche quella prevedibilità che, per quanto possa sembrare strano, gli adolescenti cercano. Sono in una fase della vita dove tutto cambia continuamente: il corpo, le emozioni, le amicizie. Avere alcuni punti fissi, come il momento settimanale in cucina con i nonni, può essere rassicurante. È diverso dalle richieste improvvise che vengono vissute come fastidiose interruzioni.
Rispetta il suo modo di stare con te
Non tutti gli adolescenti collaborano allo stesso modo e va benissimo così. C’è chi preferisce lavorare in silenzio con un auricolare, chi ha bisogno di chiacchierare in continuazione, chi salta da un’attività all’altra e chi si concentra su una cosa sola dall’inizio alla fine. Riconoscere questi stili personali invece di pretendere che faccia come dici tu riduce moltissimo le resistenze. Magari tuo nipote non ti guarderà negli occhi mentre sbuccia le patate, ma quello è il suo modo di stare presente.
Fai pace con la tecnologia
Invece di vedere smartphone e tablet come nemici, prova a integrarli nelle vostre attività. Ci sono video-ricette da seguire insieme, timer musicali per scandire le fasi di preparazione, app per organizzare menu settimanali. Un nipote potrebbe essere molto più motivato se può filmare il processo per un progetto personale o per i social. La tecnologia può diventare il ponte che vi unisce invece del muro che vi divide.
L’obiettivo vero non è crescere un nipote perfettamente obbediente che esegue ogni ordine. È far sì che da adulto si ricordi con affetto dei momenti passati insieme in cucina, che associ quelle attività a sensazioni positive. Le ricerche dimostrano che gli adolescenti con legami forti con i nonni sviluppano maggiore resilienza emotiva e senso di appartenenza. Questa relazione fa bene a entrambi: riduce la solitudine negli anziani e favorisce lo sviluppo emotivo nei giovani. E si costruisce proprio attraverso questi gesti quotidiani, apparentemente banali, che diventano occasioni autentiche per stare davvero insieme.
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