La scena è sempre la stessa: domenica, pranzo pronto, tavola apparecchiata con cura. I nonni hanno preparato quel piatto che ai nipoti è sempre piaciuto tanto, hanno sistemato tutto pensando a loro. Ma appena arrivano, i ragazzi spariscono. Una veloce ciao, forse un bacio di sfuggita, e poi dritti in camera con lo smartphone in mano. Il silenzio che resta pesa come un macigno, pieno di delusione da una parte e di totale inconsapevolezza dall’altra. Non è solo una questione di educazione, è qualcosa di più profondo che vale la pena capire davvero.
Cosa succede nella testa di un adolescente
Prima di pensare che tuo nipote o tua nipote siano semplicemente maleducati, fermati un attimo a considerare cosa sta succedendo nel loro cervello. Durante l’adolescenza, la mente attraversa una vera e propria rivoluzione, soprattutto nelle zone che gestiscono emozioni e relazioni sociali. In questa fase, il gruppo di amici diventa letteralmente la cosa più importante del mondo. Non staccarsi dalla chat anche solo per qualche ora può provocare un’ansia vera, concreta: la paura di perdere conversazioni importanti, di rimanere tagliati fuori, di non sapere cosa stanno facendo gli altri.
Questo non significa che il comportamento sia accettabile, ma aiuta a capirlo meglio. Quando tuo nipote resta col naso sullo schermo non sta necessariamente rifiutando te come persona. Sta rispondendo a un bisogno evolutivo potentissimo che lo spinge verso i coetanei. È biologia, prima ancora che cattiva educazione. Saperlo ti permette di affrontare la situazione in modo più efficace, senza urlare o fare scenate che peggiorano solo le cose.
Il tranello del “ai miei tempi”
Quante volte hai sentito dire o hai detto tu stesso “ai miei tempi noi rispettavamo gli anziani”? Oppure “noi stavamo seduti a tavola per ore senza lamentarci”? Ecco, questo tipo di discorsi, per quanto vengano naturali, costruiscono un muro altissimo. L’adolescente sente queste frasi come un attacco al suo mondo, come se tutto quello che vive ogni giorno fosse sbagliato o inferiore rispetto al passato.
Gli studi sulla comunicazione tra generazioni lo confermano: i confronti nostalgici non funzionano, anzi aumentano la resistenza. I ragazzi hanno bisogno di sentire che la loro esperienza conta, non di essere giudicati con parametri che appartengono a un’epoca che non hanno vissuto e che non possono capire fino in fondo.
Come ricostruire il legame, passo dopo passo
Momenti brevi ma veri
Invece di aspettarti che tuo nipote passi l’intera giornata in salotto a chiacchierare, prova a creare piccoli rituali concentrati. Per esempio, proponi un quarto d’ora dopo pranzo in cui racconti una storia vera, magari legata a una vecchia foto, a un oggetto che hai conservato o a un episodio storico che hai vissuto in prima persona. Quindici minuti sono gestibili anche per un adolescente, e il formato della storia cattura l’attenzione molto meglio di una conversazione generica sul tempo o sulla scuola.
Fatti raccontare il loro mondo
Prova a chiedere davvero “cosa stai guardando?” o “fammi vedere cosa ti fa ridere così tanto”. Non fingere interesse, ma mostra curiosità autentica verso quello che li appassiona. Molti ragazzi, se non si sentono giudicati, sono entusiasti di condividere i loro interessi. Una nonna che riconosce la musica preferita del nipote o che fa domande intelligenti sui suoi videogiochi preferiti costruisce un terreno comune preziosissimo. Non devi diventare esperta di TikTok, ma mostrare che ti interessa il loro mondo fa una differenza enorme.

Fate qualcosa insieme
Gli adolescenti rispondono meglio quando c’è un obiettivo concreto. Cucinare insieme una ricetta specifica, sistemare le vecchie foto di famiglia per digitalizzarle, riparare un oggetto, costruire qualcosa con le mani: queste attività funzionano perché c’è un focus esterno. Riduce l’imbarazzo della conversazione forzata e permette al legame di crescere naturalmente, mentre collaborate per raggiungere un risultato.
I genitori devono fare la loro parte
Se sei genitore, non puoi delegare completamente questa relazione né ai tuoi genitori né ai tuoi figli. Il tuo ruolo di mediatore è fondamentale. Prima della visita dai nonni, prepara tuo figlio ricordandogli cosa significa per loro quella giornata, senza ricatti emotivi ma con onestà. Una frase come “la nonna ha parlato tutta la settimana di questo pranzo” crea consapevolezza senza forzature.
Allo stesso tempo, aiuta i nonni a calibrare le aspettative. Spiega loro che due ore di presenza vera e attiva valgono più di un’intera giornata passata insieme ma nel risentimento. Stabilite insieme regole chiare: il telefono si può usare ma non a tavola, oppure resta in tasca per i primi trenta minuti della visita. Regole semplici, condivise, rispettate da tutti.
Quando c’è qualcosa di più profondo
A volte il ritiro sistematico dell’adolescente nasconde altro. Magari c’è stata un’incomprensione mai chiarita, un commento che è stato percepito come offensivo, o semplicemente ha una personalità più introversa che vive queste riunioni familiari come faticose e sovrastimolanti. Serve creare spazi sicuri dove possa esprimere eventuali disagi senza temere drammi o punizioni.
I nonni possono facilitare questo dialogo con un approccio diretto: una telefonata breve o un messaggio che dice “ho notato che sembri a disagio quando vieni qui, mi piacerebbe capire se posso fare qualcosa diversamente” dimostra maturità emotiva e apertura vera. Questo tipo di comunicazione, rara ma potentissima, può trasformare completamente la relazione.
Guardare al futuro con pazienza
La relazione tra nonni e nipoti adolescenti attraversa quasi sempre una fase difficile, è normale. Quello che fa davvero la differenza è come gli adulti gestiscono questo periodo complicato. Mantenere la porta aperta senza pressioni, continuare a mostrare interesse anche quando non viene ricambiato subito, rispettare i tempi di crescita: questi atteggiamenti creano le fondamenta per un riavvicinamento futuro. Quando diventerà un giovane adulto, cercherà spontaneamente quella saggezza e quel legame con le radici che ora sembra rifiutare. La pazienza consapevole, che comprende le dinamiche in gioco, è completamente diversa dalla rassegnazione. La prima costruisce ponti solidi, la seconda li distrugge per sempre.
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